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Sicurezza e Difesa

 

Il CSF ha sviluppato da tempo una visione ampia del tema “sicurezza” per l’Ue, che tiene conto delle sue molteplici dimensioni, oltre la sola difesa militare – si pensi, ad esempio, al rilievo che hanno la sicurezza energetica e la prevenzione dei rischi ambientali. Nel contempo, è proprio nel campo della difesa che si registrano i recenti passi in avanti più importanti nell’Unione, dal varo del Fondo europeo per la difesa a quello della “cooperazione strutturata permanente” (PESCO), con la partecipazione di 25 Stati membri. Passi da inquadrare nella “Strategia globale” presentata nel giugno 2016 dall’Alto Rappresentante Federica Mogherini. Pesano ovviamente in tutto questo fattori esterni come la Brexit, le scelte politiche del Presidente Trump, le difficoltà della NATO legate anche alla crisi della Turchia, le tensioni e guerre in aree a noi vicine.

Nel corso del 2019 il Centro approfondirà temi sviluppati negli ultimi anni e metterà allo studio problemi e opzioni dei nuovi scenari a livello internazionale. Saranno centrali i temi legati allo sviluppo di capacità militari congiunte nell’Ue, per dare sostanza e continuità ai progetti individuati nell’ambito della PESCO. Fra i temi di maggior rilievo segnaliamo: la mobilità militare in Europa, con importanti ricadute infrastrutturali; la creazione di un comando unificato, anzitutto per le missioni militari (incluse quelle esecutive) e civili dell’Ue, che possa contare sulla disponibilità permanente di truppe europee; il rafforzamento dei battlegroups, nucleo necessario ma non sufficiente di quelle truppe europee; l’urgenza di un approccio comune sulla cybersecurity e contro le minacce “ibride”. Nel contempo, grazie anche al Fondo europeo per la difesa, sarà importante arrivare a una razionalizzazione della spesa, con programmi comuni per una industria della difesa europea (in linea col tema “impresa federale europea”).

Il CSF intende continuare ad analizzare – in chiave comparata – gli aspetti legati alla architettura istituzionale in cui si deve inserire la difesa europea, nella prospettiva della “integrazione differenziata”. Va in questo senso l’approfondimento delle esperienze di Unioni federali, come fatto con il caso dell’esercito degli Stati Uniti (e della sua dual army, statale e federale). L’altro tema chiave sarà quello del rapporto tra nucleo di difesa europeo e NATO, il cui ruolo rimane rilevante in un contesto di grande incertezza, perché in grado di offrire un quadro operativo strutturato. Si porrà comunque il problema di una graduale organizzazione di una difesa europea autonoma, dotata di un fondo unico, non in contraddizione con la possibilità, a medio-lungo termine, di allargare la NATO e ridisegnarne la missione, ancorandola all’ONU.

Il Centro proseguirà nel sostegno alla ulteriore valorizzazione delle competenze che la città di Torino ha nella formazione ad alto livello in campo militare, grazie in particolare alla Scuola Universitaria Interdipartimentale in Scienze Strategiche, che assicura i rapporti fra Università e Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito Italiano. Il tema della formazione è fondamentale – come mostra anche l’esperienza statunitense – per la creazione di forze militari integrate a livello europeo, dotate di una impostazione e visione strategiche condivise.